Il male della banalità: la sinistra nell’epoca del sogno europeo

A/simmetrie logoA/simmetrie ha pubblicato un post straordinario, definibile per certi versi definitivo.

I tre autori Andrea MagoniPier Paolo Dal MonteUgo Boghetta scrivono un articolo che trasuda preoccupazione per i destini dell’Italia (e, analogamente, per l’Europa intera) e forte rammarico in quanto le forze politiche che avrebbero tutte le ragioni per mettersi dalla parte della democrazia, dei cittadini, dei deboli – mi riferisco alle forze di sinistra – hanno scelto di fare l’esatto opposto. Invece di mettersi dalla parte delle vittime (lavoratori dipendenti pubblici e privati, artigiani, piccole e medie imprese, professionisti, commercianti, pensionati) hanno scelto la via più infame: stare dalla parte dei carnefici di Bruxelles e sostituirsi ad essi nell’attuazione di tutte le politiche deflazionistiche, antisociali ed antidemocratiche perpetrate negli ultimi anni. Gli autori ne individuano così le ragioni:

“Negli ultimi 25 anni, ovvero dopo il crollo del muro di Berlino, per la sinistra italiana, vi sono state unicamente due ragioni d’essere. La prima è stata la mera logica di appartenenza/sopravvivenza, coagulata attorno a slogan senza alcun significato fattuale come “più Europa”, il “sogno europeo”, “l’Europa ci ha garantito 60 anni di pace”, “Stati Uniti d’Europa” e altre amenità di questo tenore. La seconda è stata la creazione di una nemico, dipinto come il male assoluto (Silvio Berlusconi), contro il quale fare un fronte (più o meno) comune.”

Pare evidente che il vuoto pneumatico di pensiero delle sinistre europee condurrà fatalmente allo sgretolamento degli Stati stessi, dei loro cittadini, in ultima analisi dell’idea più nobile di Unione Europea.

Nella seconda parte del lungo articolo gli autori cercano di fare il punto su cosa sia necessario fare per ripristinare un processo democratico e una crescita economica in Italia. Non vogliamo sostituirci alle loro lucide parole, né ne saremmo in grado. Ci limitiamo ad elencare i tre imprescindibili principi da cui ripartire:

  1. Ripristino della Costituzione, dal momento che questa è stata violentata e violata più volte negli ultimi anni, a cominciare dal tumore innestatole via articolo 81.
  2. Ripristino della sovranità politica
  3. Ripristino della sovranità monetaria

Questi tre punti sono ovviamente collegati da un filo molto spesso, infatti

“la sovranità politica non può essere disgiunta dalla sovranità economica e monetaria: per cercare di riportare il ruolo dello Stato a quello indicato dalla Carta è necessario un ruolo proattivo dello stesso, ovvero la possibilità di finanziare la ripresa con l’iniezione di moneta nel sistema economico tramite la spesa pubblica, anche a deficit. È pertanto indispensabile uscire dalla unione monetaria, abbandonare la moneta unica e ripristinare il controllo del potere esecutivo sulla Banca Centrale, unico modo per consentire l’effettivo possesso degli strumenti per effettuare una politica economica efficace. Questo implica, ovviamente, il pieno controllo della politica fiscale, che deve agire nell’interesse del Paese e non a favore delle oligarchie europee che hanno concepito i parametri del trattato di Maastricht e hanno costretto l’Italia a introdurre il vincolo del pareggio di bilancio nella Costituzione art 81.”

Insomma, consigliamo molto caldamente la lettura di questo lucido articolo, espressione di quello che secondo noi è il vero, seppur utopico, europeismo: solamente nazioni economicamente sovrane, governate da istituzioni democratiche e che sappiano condividere in armonia alcune regolamentazioni senza rinunciare alle proprie meravigliose peculiarità e alle reciproche esigenze dettate dal semplice, ovvio fatto di essere diverse tra loro, potranno costruire un’Europa della quale essere orgogliosi e nella quale abbia senso vivere.

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