July 9, 2015

RASSEGNA

Questa pagina vuole essere una sorta di contenitore nel quale saranno inseriti contenuti via via pubblicati dai nostri intervistati, oltre ad altri contenuti interessanti di autori estranei al progetto. Ogni contributo sarà dovutamente corredato di link diretto alla fonte principale, alla quale non vuole in alcun modo sostituirsi.

Il tutto con un fine ben preciso: contribuire alla divulgazione di quelle teorie che agli occhi dei più appaiono come opinioni contro corrente o pensiero alternativo, ma che spesso rappresentano il pensiero espresso dai maggiori studiosi internazionali, inspiegabilmente messi a tacere dai più importanti media italiani.

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L'austerità ha ucciso la Grecia

L’ANNIVERSARIO PEGGIORE

Un anno fa (precisamente il 5 luglio) cominciava la parentesi più ignobile della storia politica dell’UE, che mostrò al mondo il suo volto cinico, ricattatorio e sopraffattore.

A un anno da allora, la Grecia è sempre più tartassata dal macigno della più violenta austerity imposta da un ricatto sovranazionale: i suicidi aumentano di giorno in giorno, sono aumentati enormemente mortalità infantile, casi di depressione, malattie croniche, nascite sottopeso.
I tagli imposti da Bruxelles privano gli ospedali pubblici delle attrezzature e molte persone sono costrette a farsi curare dai veterinari.

La Banca Nazionale greca fa un bilancio agghiacciante mentre i media hanno smesso totalmente di parlare di questo Paese, l’esempio lampante di come i sogni sbagliati generino mostri e di come gli “europeisti” siano di fatto i primi nemici dell’Europa che loro stessi, spesso forse inconsapevolmente, vorrebbero: equa, solidale, prospera, unita.

Invece sono disposti, chi accecato dall’ideologia, chi sollecitato dall’interesse, a guardare dall’altra parte, a passare sopra la pelle e il sangue delle persone in nome di un “sogno” che non si realizzerà mai in quanto, così condotto, finirà per aumentare radicalizzazioni estremiste, divisioni interne, malcontento e proteste.

E quando sento qualcuno ridurre questo malcontento a “populismo”, “complottismo” o “scarsa visione” mi viene voglia di gridargli in faccia non solo quanto mi faccia pena il suo inconsapevole, aberrante fascismo, di quanto mi faccia orrore la sua indifferenza, ma anche la sua inettitudine, perché questo atteggiamento renderà l’inevitabile fine dell’Unione talmente brusca che rifondare, come io vorrei, una nuova, migliore Unione non sarà più possibile.

Disintegrare questa macchina distruttiva è la più importante sfida di questo periodo storico per tutti noi europei. Serve una nuova, grande Liberazione. Per favore, tenetelo a mente.

 

Qui l’articolo di Keep Talking Greece, in inglese.

Qui la traduzione in italiano a cura di Voci dall’estero.

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Stefano Fassina
L’ex vice-ministro dell’economia Stefano Fassina scrive un accorato e sentito appello all’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis incitandolo a contribuire alla nascita in Europa di forze politiche di sinistra che compiano il più grande gesto di sinistra che oggi si possa fare: proporre uno smantellamento della moneta unica.

Sulle ragioni per le quali l’euro rappresenta uno strumento politico orientato a destra ma messo in atto (con autolesionistico vanto) dalle sinistre rimandiamo alle parole di Alberto Bagnai.

La lettera di Fassina, peraltro ricevuta e pubblicata con grande piacere da Varoufakis nel suo blog, esprime un sentimento democratico profondo, una sincera voglia di spingere le sinistre europee (quelle vere) verso una coraggiosa quanto indispensabile presa di coscienza che potrà portare esclusivamente vantaggi ai singoli Stati e, di conseguenza, all’Unione Europea (quella vera, quella che non c’è ma che molti di noi vorrebbero).

Tutto nasce dalla consapevolezza che una Unione che aspiri ad una operatività sovranazionale non possa funzionare né tanto meno considerarsi tale se sono gli egoismi o comunque gli interessi nazionali, specialmente di chi dovrebbe esserne la locomotiva, a dirigerla rendendo impossibile (se non per i sognatori più ingenui) una cooperazione proattiva nel bene dell’unità e del benessere comune all’interno di un orizzonte realmente democratico.

Fassina pone l’accento sul grande problema dell’Eurozona, fatto più unico che raro nell’orizzonte politico di sinistra:

“La svalutazione del lavoro, in alternativa alla svalutazione della moneta nazionale, come unica strada per aggiustamenti “reali” determina cronica insufficienza di domanda aggregata, elevata e persistente disoccupazione, deflazione e rigonfiamento dei debiti pubblici. In tale quadro, l’euro esige, oltre i confini dello Stato-nazione dominante, lo svuotamento della democrazia e la politica come amministrazione per conto terzi e intrattenimento.”

Segue l’appello vero e proprio alla costruzione di

“(…) un fronte ampio a partire dalle forze progressiste della “periferia” mediterranea dell’Eurozona per il superamento concordato della moneta unica.”

É importante notare come si parli esplicitamente di smantellamento concordato. Questa è la grande differenza di presupposti tra l’equilibrio progressista e la rabbia, la pancia, la scarsa predisposizione al dialogo di altri. Pare evidente tuttavia che, nonostante la ricerca del compromesso per uno smantellamento concordato sia fondamentale affinché l’uscita dall’euro porti fin da subito ai risultati sperati, la soluzione al “se ci dicono di no?” non possa che essere l’uscita unilaterale, non certo la resa come è accaduto in Grecia.

Questo è un momento storico per la politica italiana: finalmente, dopo tanti anni, nel nostro Paese è sorto un soggetto politico di sinistra autenticamente progressista. Un soggetto politico di cui questa lettera sembra rappresentare il manifesto, o almeno così speriamo, per il bene della democrazia, dell’Italia, dell’Europa.

Qui potete leggere la lettera originale, in lingua inglese.

Qui invece potete leggere la traduzione in italiano, ad opera di Voci dall’estero.

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Tsipras

20.07.2015 – Badiale e Tringali – Lettera aperta agli amici sonnambuli.

Marino Badiale e Fabrizio Tringale, sulla scia della triste ed illusoria vicenda greca, fanno luce su quali possano essere gli snodi politici sui quali far leva per non soccombere al sempre più manifestamente autoritario ed antidemocratico stile di guida delle élite sovranazionali che forzano i destini dei popoli europei. Gli autori individuano tre snodi cruciali.

Primo. É ingenuo e pericoloso pensare di poter ottenere un allentamento delle costrizioni – figuriamoci un cambio di rotta delle politiche economiche – tramite il dialogo e la ricerca del compromesso, operando dall’interno delle istituzioni europee.

Secondo. Se da un lato nessun governo europeo ha osato mostrare una reale e sincera solidarietà a Tsipras durante i giorni incerti che ci siamo appena lasciati alle spalle, dall’altro le istituzioni europee hanno dimostrato di saper porre in essere una coesione e una fermezza spietate dietro lo scudo della loro potenza ricattatoria.

A questo si collega il terzo punto: tale tendenza naturale al ricatto può essere sconfitta solamente da un governo che dimostri, già prima di essere eletto, di essere in possesso del piano B, ossia l’uscita dall’euro. Come ammesso dallo stesso Varoufakis, la mancanza del piano B ha annullato fin da subito il potere contrattuale del governo greco, rendendo privo di ogni credibilità qualsiasi tentativo da parte di Tsipras di ottenere concessioni da parte delle controparti.

Attenzione però, non si intende banalizzare la questione riducendo alla mera uscita dall’euro la ricetta per la soluzione di tutti i problemi. Si intende affermare che l’uscita rappresenta la chiave per aprire la porta che permette ai governi sotto ricatto di uscire all’aria aperta per tornare a respirare un po’ di libertà:

“L’uscita dall’euro (…) non è la soluzione di tutti i problemi, è ‘solo’ la ‘condicio sine qua non’ per la riapertura della possibilità di una vera alternativa alle politiche attuali.”

Buona lettura!

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A/simmetrie logo

15.07.2015 – A/Simmetrie – Il male della banalità: la sinistra all’epoca del sogno europeo.

A/simmetrie ha pubblicato un post straordinario, definibile per certi versi definitivo.

I tre autori Andrea MagoniPier Paolo Dal MonteUgo Boghetta scrivono un articolo che trasuda preoccupazione per i destini dell’Italia (e, analogamente, per l’Europa intera) e forte rammarico in quanto le forze politiche che avrebbero tutte le ragioni per mettersi dalla parte della democrazia, dei cittadini, dei deboli – mi riferisco alle forze di sinistra – hanno scelto di fare l’esatto opposto. Invece di mettersi dalla parte delle vittime (lavoratori dipendenti pubblici e privati, artigiani, piccole e medie imprese, professionisti, commercianti, pensionati) hanno scelto la via più infame: stare dalla parte dei carnefici di Bruxelles e sostituirsi ad essi nell’attuazione di tutte le politiche deflazionistiche, antisociali ed antidemocratiche perpetrate negli ultimi anni. Gli autori ne individuano così le ragioni:

“Negli ultimi 25 anni, ovvero dopo il crollo del muro di Berlino, per la sinistra italiana, vi sono state unicamente due ragioni d’essere. La prima è stata la mera logica di appartenenza/sopravvivenza, coagulata attorno a slogan senza alcun significato fattuale come “più Europa”, il “sogno europeo”, “l’Europa ci ha garantito 60 anni di pace”, “Stati Uniti d’Europa” e altre amenità di questo tenore. La seconda è stata la creazione di una nemico, dipinto come il male assoluto (Silvio Berlusconi), contro il quale fare un fronte (più o meno) comune.”

Pare evidente che il vuoto pneumatico di pensiero delle sinistre europee condurrà fatalmente allo sgretolamento degli Stati stessi, dei loro cittadini, in ultima analisi dell’idea più nobile di Unione Europea.

Nella seconda parte del lungo articolo gli autori cercano di fare il punto su cosa sia necessario fare per ripristinare un processo democratico e una crescita economica in Italia. Non vogliamo sostituirci alle loro lucide parole, né ne saremmo in grado. Ci limitiamo ad elencare i tre imprescindibili principi da cui ripartire:

  1. Ripristino della Costituzione, dal momento che questa è stata violentata e violata più volte negli ultimi anni, a cominciare dal tumore innestatole via articolo 81.
  2. Ripristino della sovranità politica
  3. Ripristino della sovranità monetaria

Questi tre punti sono ovviamente collegati da un filo molto spesso, infatti

“la sovranità politica non può essere disgiunta dalla sovranità economica e monetaria: per cercare di riportare il ruolo dello Stato a quello indicato dalla Carta è necessario un ruolo proattivo dello stesso, ovvero la possibilità di finanziare la ripresa con l’iniezione di moneta nel sistema economico tramite la spesa pubblica, anche a deficit. È pertanto indispensabile uscire dalla unione monetaria, abbandonare la moneta unica e ripristinare il controllo del potere esecutivo sulla Banca Centrale, unico modo per consentire l’effettivo possesso degli strumenti per effettuare una politica economica efficace. Questo implica, ovviamente, il pieno controllo della politica fiscale, che deve agire nell’interesse del Paese e non a favore delle oligarchie europee che hanno concepito i parametri del trattato di Maastricht e hanno costretto l’Italia a introdurre il vincolo del pareggio di bilancio nella Costituzione art 81.”

Insomma, consigliamo molto caldamente la lettura di questo lucido articolo, espressione di quello che secondo noi è il vero, seppur utopico, europeismo: solamente nazioni economicamente sovrane, governate da istituzioni democratiche e che sappiano condividere in armonia alcune regolamentazioni senza rinunciare alle proprie meravigliose peculiarità e alle reciproche esigenze dettate dal semplice, ovvio fatto di essere diverse tra loro, potranno costruire un’Europa della quale essere orgogliosi e nella quale abbia senso vivere.

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Sergio Cesaratto il più Europa è liberista

13.07.2015 – A/simmetrie – Sergio Cesaratto: Il “più Europa” (è) liberista.

In un interessantissimo articolo sul sito dell’Associazione A/simmetrie, Sergio Cesaratto, uno degli intervistati di Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà, ci illustra come il “più Europa”, cioè la creazione di un’Europa federale attraverso il completamento dell’unione monetaria con quella politica, rappresenti un processo di matrice liberista che condurrebbe fatalmente allo svuotamento dei poteri degli Stati nazionali dei poteri che li rendono tali: il potere di attuare politiche fiscali e monetarie. Il tutto con buona pace della democrazia, dal momento che i popoli, le classi lavoratrici, smetterebbero di votare per decidere come le torte delle reciproche ricchezze nazionali vadano distribuite. Uno Stato nazionale in cui cittadini non possano più scegliere le modalità con le quali la classe dirigente debba distribuire le risorse, semplicemente non è uno Stato nazionale. Agli elettori resterà la possibilità di dire la propria sui diritti civili, tra i canti di gioia dei partiti radicali che potranno scendere in piazza per i diritti degli omosessuali, e quelli dei grandi capitalisti che potranno godere della definitiva sconfitta della democrazia nel bene dei propri interessi. Il Professor Cesaratto chiude con un appello alla sinistra affinché comprenda che quella attuale è l’unica Europa possibile, un’Europa che viaggia su binari totalmente contrari a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi anche solo ideologici di un pensiero “di sinistra”, e che cominci finalmente a lottare per ripristinare la sovranità democratica degli Stati europei. Buona lettura!

“Più che di una nuova Ventotene, l’Europa sembra aver bisogno di una nuova Vestfalia che ripristini la sovranità democratica degli stati europei rilanciando una cooperazione su basi più eque. Questo è il nuovo fronte di lotta per la sinistra.”

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Paul Krugman Disaster in Europe, Disastro in Europa

12.07.2015 – Voci dall’estero – Paul Krugman: Disastro in Europa.

Paul Krugman sul suo blog ci offre il suo parere sulla situazione greca, da un lato Tsipras e i suoi errori nella preparazione delle negoziazioni, dall’altro una Germania sempre più spietata e apparentemente disposta a camminare sulle macerie di un intero popolo.

Come al solito è lo straordinario sito Voci dall’estero che, con il suo indispensabile lavoro, permette anche ai non anglofoni di venire a conoscenza del pensiero dei più autorevoli economisti internazionali.

Cliccate qui per l’articolo in italiano, mentre qui potrete leggere l’articolo originale.

“All the wise heads saying that Grexit is impossible, that it would lead to a complete implosion, don’t know what they’re talking about”

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Giulio Sapelli deficit il punto sull'europa tra sogno e realtà

11.07.2015 – Il sussidiario – Giulio Sapelli: Quarto Reich, Casa Bianca e Renzi, ecco cosa c’è in gioco

Vi invitiamo a leggere questa interessante intervista di Pietro Vernizzi a Giulio Sapelli, uno degli intervistati di Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà, nella quale, partendo dai possibili scenari sulla Grecia, si prosegue sulle considerazioni geopolitiche che fanno della questione greca un affare geopolitico delicato e instabile che coinvolge tra gli altri Usa, Germania, Russia e Cina, con in sottofondo il “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente” di Mario Draghi. Segue un commento sulla resa di Tsipras alle politiche di austerità imposte da Berlino e una conclusione sul ruolo del governo italiano, con l’auspicio che Renzi dimostri delle capacità che fino ad ora non sembra avere.

“Renzi e Gentiloni dovrebbero convocare la stampa estera a Palazzo Chigi e dire che l’Italia propone una conferenza internazionale sulla ridiscussione dei trattati Ue e quindi sul debito greco”

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